Come NON cercare il lavoro dei tuoi sogni.

Luglio. Caldo. Afa. Cervello altrove. Poi, compiuta la vostra esperienza degna di Gandía Shore, tornate coi piedi per terra: non avete un lavoro, avete un lavoro precario, siete liberi professionisti e alcuni dei vostri clienti vi stanno salutando dal loro chiringuito a Gran Canaria.

Se il mondo fosse un posto clemente (non dico giusto, ma almeno clemente), voi fareste tutti ciò per cui avete studiato e vi siete preparati per anni. Ed è vero che, grazie al digitale, il lavoro non è mai parso così vicino – o per usare un’espressione che fa impazzire l’amico Miguel, “a portata di click”.

C’è da dire però che la relazione bravura dei digital cosi = preparazione delle HR riguardo al digital non sussiste. Per cui, nel marasma generale in cui voi fate un’application, e con voi altre 300 persone dalla sola vostra provincia, è dura far capire quanto siate più bravi, preparati o semplicemente motivati degli altri 300.

Il digital, che dovrebbe fare da ponte tra voi e l’azienda, diventa anche una piazza gremita di figure più o meno in linea col profilo ricercato. E per di più, ci si mettono loro, le HR.

Progetto senza titolo (2)Vi faccio un paio di esempi derivati dalla mia esperienza personale:

2016. Agenzia leader cerca per conto di terzi un social media manager, e socciavigliacca se lo sono. Invio CV e lettera motivazionale, ottengo il colloquio telefonico e… mi chiedono la padronanza di HTML e CSS. A casa mia aka nel Mulino che vorrei, questi stavano cercando uno sviluppatore o un coder, ma NON un social media manager. Tu-tu tu-tu tu-tu.

2018. Sono più di due anni che mastico social puro, dall’analisi, alla strategia, alla messa in opera. Stavolta non sono io a cercare loro, sono loro a cercare me. Dicono che il profilo fitta con la ricerca.
Una fatica immane per trovare un buco in agenda, presentarmi in orario concordato, e dopo 40 minuti d’attesa riesco a venire a colloquio con la commissione. Fila tutto liscio, senonché vengo ricontattata dalle HR che mi avvisano che alla fine l’azienda X ha scelto una figura Digital a 360°. Cosa significhi, proprio non lo so. Sono una social media manager, ma mi sono formata in tanti campi del digital-sapere.
Bene signori, mi ero messa l’anima in pace quando vengo targettizzata dalla stessa medesima azienda che cerca ancora la mia figura. Sempre social media specialist, stavolta non aspecifica, non digital-tuttologist. Qualcosa mi dice che il Prescelto, alla fine, se l’è data a gambe.

HR

La situazione è scottante, certo. E in un clima di così profonda incertezza, ci vorrebbe una sfera di cristallo che ci ragguagliasse su  dove inviare la candidatura e dove no. Siccome nessuno è nato indovino, e i cartomanti di oggi non sono quelli di una volta, temo proprio che dovremo fare affidamento solo su noi stessi.

Dunque, carissimi amici di Miguo, quest’oggi non vi dirò cosa dovete fare, perché nessuno lo sa. Non in Italia. Non in questo clima di crisi dove c’è l’azienda storica da una parte e lo scetticismo dei networker dall’altra.

Vi dirò cosa NON dovete fare. E visto che ho la passione per i cluster, darò dei nomi ai tipi di candidati che non dovete assolutamente essere.

  1. EL SUPLICANTE

Ha CV, portfolio e biglietti da visita tagliati a seconda dell’offerta di lavoro. E la sua lettera di presentazione la dice lunga: “Desidero lavorare con voi sin da quando sono bambino. Lavorare con voi sarebbe l’esperienza più bella della mia vita. Aspiro a una scrivania in mezzo a voi cervelli, in quegli uffici così lustri di vero ingegno. Nel caso in cui doveste ricontattarmi, salvereste un bambino africano”. E così via.

L’ansia de el Suplicante mette in enorme imbarazzo l’HR, che gonfio di lacrime usa la lettera di presentazione per soffiarsi il naso, e poi la cestina.

     2. EL MARIACHI

Figo come lui non ce n’è. Gliel’ha detto mille volte mamma. Mamma che lo aspetta per il pranzo, riso, patate e cozze già in tavola. Si controlla allo specchio un milioncino di volte mentre attende il suo turno. Peccato che quando si spalanchino le porte, si trovi davanti a una commissione. Il panico gli mangia le ginocchia, gli offusca la vista e comincia a farlo tossicchiare vistosamente. E così, per non morire strozzato nel suo stesso magone, finisce il colloquio con una battutaccia che gli allevia i nervi, ma che fa dubitare tutta la commissione della sua creanza. Accorgendosene, tira fuori dalla manica una teglia di parmigiana formato commissione, che per un po’ rabbonisce tutti.
Verrà ricontattato per occuparsi del catering in occasione di una fusione societaria.

El Mariachi.jpg

     3. SU EMINENCIA

L’esperto tuttologo di fama mondiale, laureato all’università della vita e che si è messo in proprio a 16 anni. Nel tentativo di comunicare il suo grande sapere dovuto a una decennale esperienza su campo, si è dimenticato di un fatto importantissimo: le HR, per quanto possano apprezzare la sua voglia di fare, non hanno tempo per cercare nelle 22 pagine di CV i pochi dati realmente interessanti ai fini di un inquadramento in questa o quell’area professionale.
Se è abbastanza umile da capire di aver toppato, infilerà il suo CV-papiro in lavatrice, e lo farà andare per un’oretta e mezza a novantacinque gradi, fino a farlo infeltrire.

    4. L’ANTI-MUJER

In un mondo sempre più orientato verso le minoranze sociali, lei sbandiera ai quattro venti l’eredità paternalista di casa sua. Foto sul CV con balcone e platinata in primo piano, shopping e seduta dall’estetista ogniqualvolta la chiamino per un previo colloquio conoscitivo o informativo, parlantina newbie da chi ha un chewing-gum perennemente in bocca. E, colpo da maestro, un biglietto da visita rosa barbie profumato di Malizia da sganciare a ogni interlocutore uomo. Perché non sia mai che, se non per questa mansione, non la richiamino come segretaria personale del CEO.

    5. EL MALANDRINO

Il più maledetto hard-seller in circolazione. Lui non compila CV, lui sforna provocazioni.
Quando si candida, ti fa capire che per te, azienda, è un giorno fortunato.

“Ho visto che cercate social media manager. Perfetto: sono IL Social Media Manager”.
“Dal momento che mi assumerete, non potrete più fare a meno dei miei preziosi servigi”.
“Qualcuno ha detto social? Tranquilli: ci sono io”.
“Mentre stai cercando di capire se faccio al caso tuo, il tuo maggior competitor sta già lanciandomi la sua proposta di retribuzione. Che fai, rilanci?”.

Il che va bene, anzi, benissimo. Se avete almeno 10 anni di esperienza nel settore, e se nessuno è così stufo delle vostre sbruffoncellate da risparmiarvi una pedata nel sedere.

Yes

  6. EL DESPACITO

Che a discapito del nome, non ha niente a che vedere con la canzone. Si tratta, semmai, del perenne adolescente che non si è mai posto il problema di portare a casa la pagnotta, e che non ha combinato davvero nulla di socialmente utile.
Ho delle news per te: spero che tuo padre ti lasci una bella eredità, perché l’HR medio, a leggere dell’errata convinzione che giocare a Halo per cinque anni consecutivi ti avrebbe insegnato a difenderti contro la Corea del Nord, ha già fatto del tuo CV un aeroplanino. Giusto per capirci, vince 1000-0 Ermete, che nel tentativo di aprire una sua azienda a 15 anni e un glorioso passato universitario da PR, ha appreso come si stende un business plan e ha doti relazionali degne di Kofi Annan. Come si suol dire: chi dorme, non piglia pesci.

E tu, tu che leggi, ora che sai cosa NON fare, va’. Va’, e insegna alle HR la differenza tra social media coso e swag dev.

PS: carissimo, se sei un HR, non lasciare il social coso privo di web developer e viceversa. Sono come pane e marmellata, come Al Bano e Romina: insieme, stanno meglio.

swag dev

 

 

 

 

 

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