Diventare specialisti: una segmentazione che fa bene al teamworking, e alle tasche.

Ho cominciato anche io così: corporate blogging, copywriting, social media management & Ads, servizio all inclusive. Per due patate e un peperone. Pfiu, dopo anni la pacchia è finita. Dopo anni mi sono specializzata, bellocci.

Quando per diventare bravo devi essere uno smanettone, devi cercare a tutti i costi di percorrere una botta sicura di strada che ti consenta di accedere ai campi del sapere. Per noi figli delle stelle di Internet, ai “tool”.

I tool sono costosi. Per fortuna, quasi tutti constano di un periodo franco (un mese in media) in cui si può fare un test con una demo, e decidere se ne valga la pena acquistare questo e quello.

A esempio, io che sono intrippatissima di social listening (fra poche righe vi spiegherò il perché), sono assolutamente innamorata di Talkwalker. Ma ammetto che, da fruitrice livello Z di qualunque meccanismo possa aiutare noi gestori di pagine grandi che sfornano big data, c’è sempre qualche richiesta lato cliente che neanche la macchina più avant-garde potrà mai sopperire.

bigdata-1200x646

Nel mio dream team, ho Iconosquare (che mi aiuta tantissimo a selezionare influencer e a gestire il brand su Instagram) e Hootsuite. Onlypult passa le selezioni. Col tempo ho imparato a capire e ad amare anche Zoomsphere, che risponde a tantissime esigenze, meno che a quella del keyword tracking on page e Inbox, una mansione richiesta ex novo e per la verità utilissima su due fronti:

  • CRM improvement;
  • product / service development.

Se c’è un informatico in ascolto, per favore, chiamami e fissiamo un incontro. Tu diventerai ricco, mi cederai parte delle royalties, e insieme governeremo il mondo stando spaparanzati sulle dorate spiagge di Lanzarote. A botte di birra Corona e selfie. Giuro, ti faccio da PM. Non sono gelosa. Sono solo strategica, come i topini che hanno fatto la fame nei labirinti e hanno dovuto scoprire nuove strade.


Sapete che c’è? Qual è il guaio grosso? Che metà dei digital cosi che pullulano nell’internet non ha la più pallida idea di quanto valga quel che fa. E il mio motto è, da tempo: “Sappi sempre chi sei e quanto vali, perché se non sarai in grado tu di darti un giudizio, difficilmente qualcun altro lo saprà.”

E qui arriviamo al mio spasmodico amore per Talkwalker. Dopo eoni in cui sono stata richiesta come Digital Factotum – il che mi ha fatto molto bene, perché pescare da mari e laghi alla fine mi ha fatto capire quali pesci sia più brava a prendere – ho scoperto che ognuno di noi sviluppa una precisa area cerebrale.

left_brain_vs_right_brain_by_thewantedpanda-d71uqom

L’area sinistra è deputata al pensiero logico. Chi sviluppa quest’area eccelle nelle strategie, padroneggia lingua e vocabolario, ed è dotato di senso pratico. Queste persone sono natural born hard seller, o come diceva il mio insegnante di marketing “dei veri e propri mastini”.

L’area destra, invece, è una fucina di creatività e immaginazione. In coloro ove predomina l’area destra, vi è una capacità profonda di leggere le immagini ed elaborarne di nuove. Lo stile di comunicazione si fa più emozionale. Queste persone amano generalmente lavorare da dietro le linee, hanno senso estetico da vendere, e difatti vendono facendo leva sull’empatia.

Di fronte alla scienza, alzo le mani e mi mordo la lingua. Mi ritrovo appieno nella prima casistica, manco avessi letto l’oroscopo di Adele Prochaska, che da brava hard seller sa sempre come ottenere ragione anche se si occupa di un campo del sapere prescientifico (che poi carissima Adele, come fai ad avere sempre ragione? Insegnami.)

Tanto basta per farmi capire che in tutto questo tempo, ho per forza di cose affinato una parte piuttosto che un’altra, finendo per vedere strategie da tutte le parti, ma non per questo controbilanciando tanta roba con il caro vecchio apporto di creatività che colorava i romanzi che scrivevo Once Upon a Time. Quelli tra università e cazzeggio. Quelli che, 1 capitolo = 11K parole.

Ho finito, impercettibilmente, per circondarmi di creativi. Che in quanto creativi, espandono le porte della loro percezione di default, ma che trovano giovamento nel poter contare su qualcuno che indirizzi i loro sforzi.
Citando una carissima amica che ricopre una posizione molto alta nell’agenzia pubblicitaria n. 1 in Europa “Non potrei non lavorare in mezzo ai creativi. Mi fanno sentire bene.” – ed è così anche per me. Sento affinità e completezza. Sento che mi danno moltissimo ogni giorno, e di dover un po’ lottare per loro, per far apprezzare il genio a chi ha necessità di sapere se strategia + creatività = business.

E così ho colto la palla al balzo, e ho capito che, come i ragazzi si spremono le meningi per darci lavori che forse i posteri, posteri ormai privati da quell’ansia da prestazione dei contemporanei, arriveranno a concepire finalmente come opere di raro ingegno, anch’io devo fare la mia parte e cavare fuori numeri che sostengano tutte le mie tesi.

Devo ascoltare. Ascoltare il web, ascoltare i flussi, capire cosa vuole la gente prima ancora che lo capisca la gente. E quindi, Talkwalker.

Talkwalker perché il mio lavoro è un po’ statistica, un po’ matematica, tanta tanta sociologia, e comunque, come sempre, metodo Stanislavskij.

Per capire la forza del team, vi rimando alle mie stesse parole, pronunciate un anno fa.

E chiedo: cosa saremmo noi “macchine da soldi”, senza voi artisti?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...